
La Chiesa ha avuto un ruolo importante e probabilmente decisivo anche nella liberazione di Alberto Trentini, tornato stamane in Italia dopo 423 giorni di prigionia nelle carceri venezuelane, e di altri nostri connazionali detenuti come prigionieri politici sotto il regime di Nicolas Maduro.
Scrive il quotidiano Avvenire che nel negoziato «ha avuto un ruolo sottotraccia ma cruciale anche la Chiesa cattolica, capace di svolgere una importante azione di mediazione con le autorità venezuelane sul tema dei detenuti politici». Una trattativa lunga, condotta l’appoggio discreto della Chiesa venezuelana, che fin dal primo momento è stata impegnata sul campo per la liberazione degli altri 27 italiani detenuti per “motivi politici”, dei quali 24 sarebbero ancora in stato di detenzione. Momento clou della trattativa sarebbe stato il il 19 ottobre 2025, quando furono canonizzati i primi santi venezuelani José Gregorio Hernandez Cisneros e Maria Carmen Rendiles Martinez. Alle solenni celebrazioni in Vaticano prese parte anche monsignor Raúl Biord Castillo, arcivescovo di Caracas.
Filtrano poi ulteriori notizie sulle modalità con cui si è giunti alla liberazione, ad esempio la richiesta avanzata al governo italiano da Maduro, quando era ancora in carica, di ottenere un riconoscimento politico dal nostro paese in cambio della libertà per Trentini e gli altri. La risposta dell’Italia fu gelida ma l’episodio, se confermato, è l’ennesima conferma di una dittatura disposta a sacrificare vite umane o la loro libertà pur di affermare sé stessa. Ricordiamo che Alberto Trentini era stato arrestato senza che a suo carico venissero formulate accuse precise.
46 anni, operatore umanitario di origine veneziana, Trentini era arrivato a Caracas il 17 ottobre 2024 in missione per conto della Ong Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità in quel territorio. Il 15 novembre, meno di un mese dopo il suo arrivo, veniva fermato da un posto di blocco mentre viaggiava per portare aiuti alle comunità locali. Lo hanno tenuto prigioniero senza accuse nel carcere di massima sicurezza El Rodeo, ad una trentina di chilometri dalla capitale, considerato uno dei più terribili luoghi di detenzione del Venezuela.
Stamane, atterrato a Ciampino insieme a Mario Burlò, Alberto ha scritto in un messaggio che «non si possono cancellare le sofferenze di 423 giorni interminabili». Ad accoglierli, oltre ai familiari, c’erano la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Un risultato su cui avrebbe positivamente influito la dichiarazione della stessa Giorgia Meloni in una nota diffusa durante la conferenza stampa d’inizio anno: «Seguo con attenzione la situazione in Venezuela e auspico che con la presidente Delcy Rodríguez si apra una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas. In tal senso esprimo gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra i quali anche italiani, e spero vivamente che questo percorso prosegua con ulteriori passi nella medesima direzione».





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