
Mentre in Iran, dopo le proteste di pizza represse nel sangue, si profila un intervento diretto degli Stati Uniti , l’India sceglie un percorso diverso: non la contrapposizione, ma la connessione. Il paese governato da Narendra Modi, che ha assunto nei giorni scorsi la presidenza per il 2026 dei BRICS, sta dando ampi segnali di una nuova apertura verso l’occidente, a cominciare dal decisivo riavvio dell’accordo di libero scambio con l’Unione europea. Non priva di significato, poi, la visita ufficiale di un leader dell’UE come Friedrich Merz, che ha scelto l’India come primo paese per la sua missione in Asia, avendo a cuore il piano strategico per la cooperazione in materia di difesa, in primis il contratto sui sottomarini ThyssenKrupp. Analogo il significato della visita in India di Emmanuel Macron, resa ancor più rilevante dal fatto che la Francia nel 2026 ha assunto la presidenza del G7.
Quanto al nostro paese, come si ricorderà abbiamo già concordato con la Germania una roadmap per la cooperazione nella difesa con l’India, anche se si attendono ora le mosse concrete per l’attuazione. Ma, questione ancor più rilevante, la presidenza indiana dei Brics può essere un fattore decisivo per il decollo del Piano Mattei in Africa.
Ad oggi non è ancora in programma una visita in India del primo ministro Giorgia Meloni, che attualmente è in volo verso Oman, Giappone e Corea del Sud per accordi bilaterali. Ma è molto probabile che nel corso del 2026 sarà calendarizzata, prima che scada la presidenza indiana dei Brics.





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