Apriamo l’Osservatorio Socialdemocrazia di questa settimana con un interessante articolo di Markus N. Reitan pubblicato poche ore fa sul quotidiano economico norvegese Investornytt, che tradotto significa “Notizie per gli investitori”. Titolo: “Trump, il socialdemocratico di cui nessuno vuole parlare”.

La foto a tutta pagina all’inizio del pezzo non lascia spazio a dubbi: il cordialissimo ed amichevole incontro nello Studio Ovale della Casa Bianca fra Donald Trump e il sindaco socialista di New York Zohran Mamdani.

Reitan spiega che mentre i leader socialdemocratici europei tendono ad allontanarsi dagli elettori, sottovalutando questioni chiave come l’aumento del costo della vita, il presidente americano sta facendo il percorso inverso: si ispira a Gerhardsen ed Olof Palme per affermare un maggior controllo dello Stato su temi cruciali per i cittadini, come l’edilizia abitativa, il costo del credito ed altri.

«Nel periodo di massimo splendore della socialdemocrazia del dopoguerra – ricorda Reitan – l’edilizia abitativa a prezzi accessibili era un obiettivo politico fondamentale. Non un sottoprodotto del mercato, ma un progetto sociale esplicito. La Svezia creò il Programma del Milione per garantire alla gente comune l’accesso a un’edilizia abitativa a prezzi accessibili. In Norvegia, lo Stato si affidò alla Banca Statale per l’Edilizia Abitativa (Husbanken), alla politica fondiaria comunale e al credito regolamentato per rendere accessibile la proprietà della casa ai lavoratori dipendenti. L’abitazione era considerata un bene sociale, non un bene speculativo».

Poi però, «a un certo punto quell’obiettivo è scomparso, non perché il problema fosse risolto, ma perché è diventato politicamente più conveniente nasconderlo sotto il tappeto». L’alloggio come diritto, non come bene di mercato, ad esempio, era uno degli obiettivi politici principali del primo ministro socialdemocratico svedese Olof Palme e del suo predecessore Tage Erlander negli anni ’60.

Del resto, se Mamdani ha vinto le elezioni è stato proprio quando è partito da qui, dalla considerazione che il capitalismo perde la sua legittimità nel momento in cui i giovani si trovano ad affrontare contemporaneamente prezzi delle case alle stelle e debiti studenteschi, iniziano la vita adulta con un patrimonio netto negativo e scarse prospettive di accumulare proprietà. E così, «per molti giovani diventa naturale cercare risposte altrove: nel socialismo».tentamente a questo problema.  

«Nonostante le solite polemiche su Internet – viene ricostruito nell’articolo – i due demagoghi hanno tenuto un incontro sorprendentemente cordiale alla Casa Bianca a novembre». Tanto che «negli ultimi giorni Trump ha proposto o approvato una serie di interventi nel settore bancario e finanziario: limiti ai tassi di interesse delle carte di credito, restrizioni agli acquisti istituzionali di case unifamiliari, acquisti governativi di titoli garantiti da ipoteca per ridurre i costi di finanziamento, pressioni esplicite sulla banca centrale e un esplicito obiettivo politico di riduzione del costo dell’energia e della vita. Nel complesso, questo programma assomiglia molto di più all’eredità di Einar Gerhardsen e Olof Palme che a quella di Reagan o Thatcher».

Renato d’Andria

«Questa svolta, se di svolta si può parlare e i tempi potranno confermarlo – osserva Renato d’Andria, a lungo segretario nazionale del PSDI – non può che compiacerci, oltre ad aprire un nuovo fronte di speranza per la geopolitica globale. Un Donald Trump, considerato dai detrattori uomo simbolo del capitalismo sfrenato, che apre con azioni concrete ai valori della socialdemocrazia, potrebbe fare di lui uno statista in grado di andare oltre le più rosee aspettative». «Ma – conclude cauto d’Andria – solo il tempo potrà confermare o smentire queste valutazioni, staremo a vedere se le “illuminazioni” di Trump generate dalla vittoria di Mamdani produrranno effetti stabili e, soprattutto, se dureranno».

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