«L’impegno per rafforzare il coordinamento nei principali organismi multilaterali, dal G7 alle Nazioni Unite, e difendere un ordine internazionale fondato su regole condivise e sulla forza del diritto». Una visione condivisa, in cui fra gli elementi centrali c’è «la volontà di impegnarci attraverso il Mediterraneo allargato e l’Indo-Pacifico, spazi geopolitici centrali negli equilibri globali», con un’importanza sempre maggiore di rafforzare la sicurezza economica dei due Paesi. Sono solo alcuni passaggi del lungo discorso tenuto dal primo ministro italiano Giorgia Meloni durante la sua visita istituzionale a Tokyo incontrando Sanae Takaichi, la prima donna a guidare il governo nipponico.

Il Giappone, ma anche la Corea del Sud, che vede il ritorno di un premier italiano dopo 19 anni, sono tappe decisive di questa missione, finalizzata ad accrescere la cooperazione bilaterale in diversi settori strategici per il nostro Paese. Tokyo e Seoul sono il simbolo di due Paesi individuati dalla diplomazia di Palazzo Chigi come i partner più affidabili nel quadrante asiatico, due modelli socio-economici che non solo hanno caratteristiche demografiche e sociali simili a quelle dell’Italia, ma tendenzialmente ne condividono i valori, all’interno di un contesto geopolitico che va facendosi ogni giorno più incandescente. E Seul è il primo partner asiatico del nostro export a livello pro capite.

Giapponesi e coreani amano il made in Italy nella moda, nel lusso, nei beni di consumo, ma richiedono anche forniture in comparti come meccanica di precisione, farmaceutica e chimica, tutti vanti del tricolore, oltre a partnership nel settore digitale e in quello dei semiconduttori.

L’uscita dagli accordi sulla Via della Seta siglati con Pechino ha insomma spinto Roma ad uno scatto, in grado di portare avanti una serie di progetti che riguardano il nostro interesse nazionale. Ne è un esempio il progetto Gcap sul caccia militare di sesta generazione, decollato grazie alla joint venture fra industria giapponese, britannica e italiana. 

Senza dimenticare le partnership di imprese nipponiche con aziende nostrane nel settore dell’idrogenouna delle priorità per la transizione energetica giapponese. Basti dire che De Nora, multinazionale italiana specializzata in elettrochimica e leader nelle tecnologie sostenibili, presente in Giappone dal 1969, ha un centro di produzione di elettrodi a Fujisawa e due stabilimenti produttivi a Okayamae. Senza contare la presenza stabile di Enel X , principale operatore di servizi demand-response nel Paese, ma anche di colossi come Eni, Italgas e Fincantieri.

E poi naturalmente, guardando al contesto globale, non può che esserci l’Africa: «la nostra visione comune – ha detto ancora la premier Meloni nel suo intervento a Tokyo – si proietta anche verso il Sud Globale, inclusa l’Africa. La strategia italiana del Piano Mattei e l’esperienza giapponese del TICAD condividono molti punti: cooperazione paritaria e vantaggiosa per tutti, fondata su soluzioni co-create/condivise e investimenti capaci di generare prosperità sul lungo periodo».

Published by

Rispondi

Scopri di più da L'UMANITA' - Organo del Partito Socialdemocratico Italiano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere