
Ci spostiamo in Germania dove, secondo una bozza di dichiarazione del gruppo parlamentare, i socialdemocratici dell’SPD propongono in questi giorni un taglio delle tasse sul reddito per i redditi bassi e quelli medio bassi, nella nazione riconosciuta come la più grande economia europea al 2026.
L’SPD e il suo partner di coalizione, i cristiano-democratici conservatori (CDU), stanno cercando di accelerare gli sgravi fiscali nel tentativo di sostenere un’economia dalla crescita ancora troppo lenta, ma i due partiti differiscono sulle priorità.
L’SPD inquadra i provvedimenti nell’ottica di un rafforzamento della coesione sociale. Per contribuire a finanziare i tagli previsti, propone quindi maggiori tasse per i migliori percettori e le persone benestanti, nonché una riforma della tassa di successione.
Peraltro, la CDU dovrebbe confermare il suo sostegno agli sgravi fiscali per i redditi bassi e medi, così come era stato stabilito nell’accordo di coalizione.
Tuttavia, la CDU e il suo partito fratello bavarese, la CSU, vogliono anticipare il taglio previsto dell’imposta sulle società, che dal 2028 slitterebbe al 2026.
Ma il segretario parlamentare della SPD, Dirk Wiese, insiste. «Se dovessi scegliere ciò che è fattibile quest’anno, direi che dobbiamo dare la priorità alla riforma fiscale per i redditi bassi e medi, per i lavoratori. Se ci sarà ulteriore possibilità economica, saremo felici di esaminare la proposta della CDU”, ha detto Wiese a RTL/ntv.
43 anni, già sottosegretario al Ministero degli Affari Economici nel governo guidato da Angela Merkel, Dirk Wiese è diventato membro del Bundestag nel 2013.Dal 2020 è membro del Forum aziendale del Partito socialdemocratico tedesco. Inoltre, in Parlamento, è stato membro della commissione per l’alimentazione e l’agricoltura, della commissione per la tutela giuridica e dei consumatori, della sottocommissione per le Nazioni Unite, le organizzazioni internazionali e la globalizzazione e della commissione per gli affari economici e l’energia. Attualmente fa parte dell’organo parlamentare incaricato di nominare i giudici presso le più alte Corti di giustizia. In Germania, infatti, i magistrati non si nominano tra loro, come accade in Italia, ma la Costituzione riconosce il ruolo decisivo del Parlamento e del controllo incrociato fra poteri dello Stato.





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