
Intervistata ieri da Bruno Vespa nella puntata celebrativa dei 30 anni di Porta a Porta, la premier Giorgia Meloni ha annunciato che l’Italia, per il momento, non aderirà al Board of Peace firmato da Donald Trump a Davos.
Il punto, ha spiegato la premier, è che il Board, fortemente voluto dal presidente statunitense per gestire la ricostruzione di Gaza, presenta criticità giuridiche legate alla nostra Costituzione. Dalla lettura dello statuto, infatti, «è emerso che ci sono alcuni elementi che sono incompatibili con il nostro ordinamento», ha spiegato Meloni. In particolare, alcuni articoli del Board of Peace sarebbero in conflitto con l’articolo 11 della Costituzione, “«quello per cui noi possiamo concedere cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati», ha aggiunto Meloni.
Un rifiuto di carattere tecnico, quindi. Tuttavia la premier ha ribadito la posizione di apertura dell’Italia. Dopo aver sottolineato l’importanza del ruolo italiano nel processo di pace in Medio Oriente e la necessità di non autoescludersi da un tavolo internazionale di rilievo, la presidente del Consiglio ha confermato che il governo continuerà a lavorare per cercare una soluzione giuridica.
Vi è poi una questione politica che riguarderebbe la coesistenza nell’organismo di Vladimir Putin,. «In qualsiasi organismo multilaterale ci si siede al tavolo con persone distanti da noi, come accade all’Onu e al G20», ha aggiunto Meloni, ma la questione politica rischia di pesare almeno quanto, se non più di quella giuridica. Perché – questo il ragionamento -dopo aver tenuto per quattro anni una posizione ferma sull’Ucraina, è difficile sedersi a parlare di pace con Putin.





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