«In un contesto geopolitico in continua evoluzione, segnato da una crescente incertezza dei mercati storicamente più solidi, accordi capaci di favorire l’espansione verso nuove aree commerciali diventano essenziali per la crescita delle imprese italiane. In questo quadro, l’Accordo UE–Mercosur rappresenta un’opportunità concreta per la filiera degli accessori moda, anche alla luce di un mercato che mostra già oggi segnali di crescita», E’ quanto dichiara Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Accessori Moda. «Il rinvio dell’Accordo – continua Ceolini –  rappresenta un grave danno per l’intera nostra filiera – che comprende le calzature, la pelletteria, l’abbigliamento in pelle e la pellicceria – e per l’intero sistema industriale italiano, i comparti che rappresentiamo sono sinonimo di eccellenza nel mondo e necessitano di mercati aperti per crescere e competere».

Confindustria Accessori Moda riunisce le associazioni cui fanno riferimento i comparti chiave della filiera pelle italiana: calzaturiero (Assocalzaturifici), pelletteria (Assopellettieri), pellicceria (AIP), concia (Unic concerie italiane). «La Federazione – spiegano i suoi addetti – tutela quella filiera di eccellenza che ha reso l’industria degli accessori moda Made in Italy grande nel mondo. Il suo ruolo è la difesa e la valorizzazione di tutto quel saper fare, creativo e tecnico, che in Italia produce ricchezza, cultura e crescita sociale».

Per la presidente, dunque, «bloccare questo Accordo significa rinunciare a opportunità straordinarie in mercati strategici come Brasile e Argentina, dove i nostri prodotti sono apprezzati e richiesti».

E sono i numeri a confermare la rilevanza dell’area Mercosur per il settore: nel 2024 l’export italiano di accessori moda verso i Paesi Mercosur ha raggiunto 73,6 milioni di euro, in crescita rispetto all’anno precedente (+0,5%). Il trend positivo continua nel 2025: nei primi 9 mesi, infatti, le esportazioni hanno toccato i 56,8 milioni di euro, con un incremento del +5,4% rispetto allo stesso periodo del 2024, trainate in particolare da Brasile.  

«Dopo 25 anni di valutazioni e larghe intese internazionali, rallentare la formalizzazione di questo storico accordo è rischioso e poco opportuno rispetto alle prospettive di sviluppo che potrebbe generare, parliamo di un’intesa che potrebbe contribuire in modo concreto alla crescita dell’export e alla competitività internazionale delle imprese italiane», ha concluso Ceolini.

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