
Manca poco più di un anno alle elezioni presidenziali francesi, ma la corsa è già iniziata, con un ruolo di primo piano per i socialdemocratici francesi. Scrive Le Monde il 24 gennai scorso: «una tranquilla corsa a lunga distanza tra le speranze socialdemocratiche. Il dibattito televisivo di Glucksmann con la figura di estrema destra Eric Zemmour nel novembre 2025 ha stuzzicato gli appetiti di Faure, che spera di capitalizzare i suoi negoziati sul bilancio con il primo ministro Sébastien Lecornu, e l’ex presidente François Hollande».
Già, perché l’ex presidente François Hollande è tornato prepotentemente sulla scena politica francese. A ottobre dello scorso anno aveva annunciato: «Noi socialisti torneremo a guidare la Francia!». Ed oggi non manca di far sentire quasi quotidianamente la sua voce su Instagram.
«Con Trump – ha scritto due giorni fa – ci siamo trasferiti in un altro mondo. Un mondo di minacce, azioni forti, ricatti. Dobbiamo avere, con gli Stati Uniti, un rapporto basato sulla forza. Non si tratta di entrare in una scalata, si tratta solo di farsi rispettare».
Non manca l’attacco alla destra francese: «Molti elettori della RN ignorano la sua storia e le sue tesi. Trovano Jordan Bardella più giovane, più aperto, mentre la sua incompetenza viene riconosciuta, così come è grande la sua ignoranza sulla realtà francese». Critiche pungenti anche sull’attuale presidente:«Macron non ha né convinzioni profonde né una vera cultura politica».
Ma François Hollande tocca spesso anche i temi cari alla Socialdemocrazia. «Sono più di 10 milioni le persone che vivono in isolamento: si tratta di una questione politica importante», ha scritto qualche giorno fa. E sul suo Paese: «Che razza di Francia vogliamo essere? Vogliamo rimanere una Nazione infuocata, orgogliosa e sicura del suo destino o vogliamo essere un paese banalizzato, perdendo la sua identità, la sua fiamma, accettando lo status di soffocato?».

«Bentornato Hollande – afferma l’ex segretario PSDI Renato d’Andria – perché i leader socialdemocratici come lui, che è stato presidente della repubblica dal 2012 al 2017 ed è tuttora membro dell’Assemblea Nazionale, sono portatori di valori che meritano di essere diffusi tra le nuove generazioni».
«Mi auguro – aggiunge d’Andria – che Hollande sia fra quei politici in grado di affrontare le sfide imposte dai tempi attuali, caratterizzati da turbolenze geopolitiche inimmaginabili fino a qualche anno fa. Non condivido ad esempio le sue posizioni quando scrive “Dobbiamo avere con gli Stati Uniti un rapporto basato sulla forza”, perché questo non sarebbe nell’interesse della Francia, così come non lo è per l’Italia. Bene fa da questo punto di vista – conclude d’Andria – il governo italiano, che continua ad intrattenere il dialogo con gli USA, non facile ma necessario».





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