
Momenti difficili per l’agricoltura d’oltralpe. Un recente rapporto della Commission des affaires économiques del Senato francese indica l’evoluzione negativa del comparto in riferimento alla bilancia commerciale agricola: nel 2019, il surplus commerciale francese ammontava a 7,7 miliardi di euro, per poi scendere a 3,9 miliardi di euro nel 2024, il che significa un secco -49% in 5 anni. Lo stesso dossier mostra che il surplus italiano è aumentato del 66% e quello spagnolo del 34%”. Sostanzialmente l’Italia è il competitor più temibile, la sua fulminea ascesa preluderebbe dunque ad un sorpasso entro un breve lasso di tempo rispetto a Francia e Spagna.
La crisi dell’agricoltura francese, peraltro, va avanti da anni e che non riguarda soltanto il vino. Il 2025, si legge nel Rapporto, è l’anno che «simboleggia davvero la completa scomparsa del surplus francese, poiché, secondo i dati forniti al relatore dal Ministero dell’Agricoltura da dicembre 2024 a novembre 2025, il deficit francese raggiungerà i 515 milioni di euro. Il 2025 sarà l’anno di un saldo negativo, per la prima volta dal 1978».
Assai più rosee le prospettive per l’Italia. Secondo il Rapporto 2025 di Confagricoltura e Reale Mutua, l’agricoltura italiana si conferma «settore trainante per il Paese, non
solo per il suo peso nel sistema produttivo e nelle esportazioni, ma per il contributo che assicura al posizionamento del brand Italia nel mondo, sostenendone l’immagine e l’attrattività, a beneficio di tutte le componenti della nostra economia».
Ismea fa sapere che il valore aggiunto dell’agricoltura italiana nel 2023 è stato di 40,4 miliardi, pari al 2% del PIL. Ciò vuol dire che «l’agricoltura produce più della metà del valore complessivo dell’industria agroalimentare in senso stretto, pari a 77,2 miliardi (3,7% del PIL)». Se includiamo la distribuzione e la ristorazione, il valore del settore agroalimentare sale al 7,7%, e considerando anche logistica, trasporto e intermediazione raggiunge il 15% del PIL. Ne deriva che «L’agricoltura è dunque la base della principale filiera produttiva italiana».





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