Non bastava l’emorragia di sportelli bancari registrata a gennaio, quando è emerso il dato secondo cui nel 2025 in Russia circa 1700 sportelli in Russia hanno chiuso i battenti. Oggi a turbare i sonni di Putin arriva un dato non meno allarmante: secondo la Banca centrale della Federazione Russa il debito pubblico è balzato a 319,8 miliardi di dollari e l’impennata continua a ritmo vertiginoso.  In pratica, nel 2025 il debito pubblico russo è aumentato di 30 miliardi di dollari, passando da 289,9 miliardi di dollari alla fine di dicembre 2024 a 319,8 miliardi di dollari nello stesso periodo dello scorso anno.

Anche le partite di segno positivo, come il surplus commerciale, stimato in 123 miliardi di dollari nel 2026, o l’acquisto di materie prime dalla Russia, che continua a fare grossi numeri nonostante le sanzioni, secondo gli analisti vengono impiegate per finanziare la guerra in Ucraina, piuttosto che per risanare le casse sempre più esangui di imprese e cittadini. Pesano sulla popolazione fattori come la carenza di carburanti, il costo sempre più elevato dei generi alimentari di prima necessità, con una pressione fiscale crescente che incide sui beni al consumo e in generale sul tenore di vita della gente. Centinaia di migliaia di ragazzi sono stati mandati a morire al fronte per un conflitto in Ucraina che ha fatto diventare la Russia il nemico numero uno per tutti i Paesi d’Europa confinanti, ma più in generale per tutta l’Unione Europea, che ha punito il regime imposto dal Cremlino per finanziare la guerra con sanzioni durissime e con un embargo internazionale.

«La Russia:non è una superpotenza». Questo il quadro descritto dall’alto rappresentante UE, Kaja Kallas, durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. «Dopo oltre un decennio di conflitti, inclusi quattro anni di guerra su vasta scala – ha spiegato Kallas – la Russia ha avanzato di poco rispetto alle linee del 2014. Il costo? 1,2 milioni di vittime. Oggi la Russia è distrutta, la sua economia è a pezzi, è scollegata dai mercati energetici europei e i suoi stessi cittadini stanno fuggendo. In realtà, la minaccia più grande che la Russia rappresenta ora è quella di ottenere più risultati al tavolo delle trattative di quanti ne abbia ottenuti sul campo di battaglia».

Da qui l’ultima mossa dello zar: un’apertura all’imposizione di una governance esterna temporanea in Ucraina per porre fine al conflitto. Scettici molti osservatori, il timore è che dietro questa dichiarazione si nasconda l’intento di intensificare gli attacchi nell’illusione di porre fine una volta per tutte alla guerra, da vincitori.

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