Ai primi di febbraio l’Italia ha dovuto sventare un attacco hacker della Russia contro diverse sedi della Farnesina e alcuni siti delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. L’incursione informatica, riporta Euronews, era arrivata all’indomani di un discorso del presidente Sergio Mattarella all’Università di Marsiglia. «Durante una conferenza in una delle istituzioni educative, (Mattarella) ha affermato di credere che la Russia possa essere equiparata al Terzo Reich. Ciò non può e non sarà mai lasciato senza conseguenze», ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova alla televisione statale russa. Poche ore dopo il collettivo filorusso NoName057 lanciava una nuova ondata di attacchi informatici in Italia, colpendo in particolare istituti bancari ma anche di trasporto aereo e locale. Tra i bersagli colpiti, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena, gli aeroporti di Milano e Malpensa, varie compagnie di trasporto pubblico locale toscane e piemontesi e i porti di Taranto e Trieste, oltre all’Autorità portuale dell’Adriatico orientale, ad Acqua Novara e ad Acque Veronesi.

E oggi arriva una nuova rivelazione, stavolta dalla Cina. Secondo quanto pubblicato da Repubblica, un gruppo di hacker cinesi ha ottenuto una lista contenente nomi, incarichi e sedi operative di cinquemila agenti della Digos in seguito a un attacco informatico al ministero dell’Interno avvenuto tra il 2024 e il 2025. Sarebbero state rubate informazioni sui profili professionali degli investigatori coinvolti nelle operazioni più delicate, che spaziano dalla lotta al terrorismo alla sorveglianza delle comunità straniere, all’individuazione e al controllo dei dissidenti cinesi presenti sul territorio nazionale.

Il furto di dati è avvenuto quando in una città italiana divenuta da tempo enclave cinese, Prato, la magistratura ha aperto un nuovo fascicolo sulla criminalità cinese organizzata nella cittadina toscana. Nel novembre 2025, quando per la prima volta le autorità cinesi avevano accettato di rispondere a una rogatoria dei magistrati italiani, alla Procura di Prato si era presentata una delegazione di Pechino per collaborare alle numerose indagini su omicidi, traffici illegali e riciclaggio. Durante l’incontro la delegazione cinese aveva chiesto l’accesso ai fascicoli proponendo una squadra comune di investigatori. Invece le autorità italiane rispondevano che le attività investigative devono rispettare i canali formali: rogatorie, procedure Interpol e accordi definiti dai trattati bilaterali.

Durante un incontro, chiesto dalla Cina, con il capo della polizia Vittorio Pisani, fra le nostre autorità si avanzano dubbi sui tentativi cinesi di raccogliere informazioni sulle strutture investigative italiane e sui collaboratori che si occupano della stessa rete criminale.

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