
L’effetto Groenlandia si fa sentire nella nazione governata dalla socialdemocratica Mette Frederiksen. Non a caso, dopo le pressioni di Donald Trump per conquistare l’Artico, la premier, che secondo la Costituzione danese può farlo in qualsiasi momento, ha stabilito che si terranno elezioni anticipate per il prossimo 24 marzo. Le ultime elezioni tenutesi nello Stato membro della Nato e dell’Ue si sono svolte nel novembre 2022 e hanno dato vita a una coalizione di tre partiti, superando il divario tra destra e sinistra. Frederiksen, che è alla guida del Paese dalla metà del 2019, attualmente guida un governo con il Partito Liberale, capitanato dal ministro della Difesa in carica Troels Lund Poulsen, e il centrista Partito Moderato, guidato dal ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen, ex primo ministro.
Pesa insomma per il governo di Frederiksen la gestione del desiderio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di acquisire la Groenlandia, culminato nella minaccia, il mese scorso, di imporre nuovi dazi doganali a Copenaghen e a diversi altri Paesi dell’Ue.
Russia e Cina, secondo Trump, rappresentano una seria minaccia per la Groenlandia e la regione artica, dunque Washington intenderebbe acquisire l’isola nell’Atlantico settentrionale per ragioni di sicurezza nazionale. Una disputa che sembrava aver avuto uno sbocco quando si era parlato di un accordo per rafforzare la sicurezza nell’Artico a seguito dei colloqui con il capo della Nato Mark Rutte a margine del World Economic Forum di Davos. Ma successivamente Frederiksen e altri importanti funzionari danesi hanno ripetutamente affermato che la sovranità del Paese non è negoziabile. Si è arrivati così a febbraio, quando durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera Frederiksen ha dichiarato di non ritenere superata la crisi e di pensare che Washington voglia ancora annettere la Groenlandia.





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