
Restiamo in area ex Ilva, cioè a Bagnoli, sede storica del colosso industriale italiano Italsider fino al 1990, quando ci fu l’ultima colata d’acciaio. La prevista edizione dell’America’s Cup a Bagnoli sta scatenando le proteste di comitati e cittadini. Nel mirino c’è in primo luogo la variante al piano regolatore approvato nel 2019, che recepiva una serie di istanze della popolazione, dalla spiaggia pubblica al bosco, ma soprattutto al disinquinamento del mare, che avrebbe potuto essere la grande risorsa attesa da decenni, a disposizione di tutti i napoletani. Altre micce dell’accesa protesta riguardano l’esecuzione dei lavori per l’evento, col rischio di danno ambientale oltre che di inquinamento da traffico dell’intera area.
Per rivendicare con forza il ruolo della cittadinanza si è costituita la Rete No America’s Cup di cui fanno parte sigle storiche, come l’Assise di Bagnoli, ma anche nuove compagini quali Mare Libero, Villa Medusa, Lido Pola, Assemblea Popolare di Bagnoli, Ecologia Politica.
In campo c’è anche un gruppo di commercianti che si dicono contrari perché l’eventuale, sbandierato “ritorno economico” della manifestazione non compenserebbe i danni alla salute da polveri sottili ed altri inquinanti connessi ai lavori in atto.
«Facciamo notare – dicono a gran voce gli ambientalisti – che per questa edizione della Coppa America Barcellona e Valencia, che l’avevamo già organizzata in passato, si sono ritirate dalla candidatura, perché il presunto ritorno economico non riusciva a bilanciare l’esborso di denaro pubblico e soprattutto i problemi creati alla cittadinanza».
La protesta è stata lanciata il 28 febbraio scorso con una manifestazione pubblica all’Istituto Italiano Studi Filosofici organizzata da Carlo Iannello. Ma sono già numerosi gli esposti presentati in Procura, nei quali si va dall’inquinamento ambientale, al possibile disastro ambientale, con possibili danni agli edifici della zona, già messi a dura prova dal bradisismo dei Campi Flegrei.





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