
Può suonare quasi come una beffa, nella tragica escalation di guerre che stiamo vivendo, la ricorrenza che si celebra oggi, 5 marzo, proclamata dal 2023 come Giornata Internazionale di Sensibilizzazione al Disarmo e alla Non Proliferazione, con riferimento al nucleare, ma non solo. La ricorrenza è stata istituita attraverso una risoluzione del 2022 adottata dall’Assemblea Generale ONU, che invita tutti gli Stati membri, le organizzazioni delle Nazioni Unite, la società civile, il mondo accademico, i media e gli individui ad impegnarsi per pace, disarmo, non proliferazione. Perché – è bene ricordarlo, la Federazione degli scienziati americani calcola che, ad oggi, sono ben 12.400 nel mondo le armi nucleari a minacciare l’umanità.
“Civiltà dell’amore” è la compagine cattolica maggiormente attiva su questo versante, che anche quest’anno rivolge un accorato appello ai governanti e ai popoli tutti. Lo ha fatto anche recentemente, durante il convegno internazionale di Assisi, organizzato in occasione dell’ottavo centenario dalla morte di San Francesco. In tale occasione è stato lanciato un accorato appello alla conversione e alla pace nucleare, in sintonia con il richiamo di Papa Leone XIV alla “Pace Disarmata e Disarmante”.
In prima fila nel promuovere la pace in questo drammatico momento è anche la Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE). Riunitasi nelle scorse ore a Bruxelles, ha invitato l’Unione Europea a restare unita e a rinnovare la propria vocazione di progetto di pace. «De-escalation, rilancio degli sforzi diplomatici, rispetto coerente del diritto internazionale, anche in materia di non proliferazione nucleare – questo il tono dell’appello – sono questi i pilastri su cui costruire un futuro diverso. È tempo di uscire dalle sagrestie e di lanciare un messaggio chiaro all’umanità intera: la pace non è un’utopia, ma una responsabilità. Senza se e senza ma».





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