Rimane sospesa la questione di un ingresso “speciale” nell’Unione Europea dell’Ucraina, che era stata avanzata dalla Commissione. Secondo il modello cosiddetto “inverso”, che era stato proposto, l’Ucraina diventerebbe un membro formale dell’Unione, ma senza accedere subito alla maggior parte dei benefici associati, come i diritti di voto, la Politica agricola comune (Pac) e i fondi di coesione. Questi benefici verrebbero acquisiti gradualmente nel tempo, a seconda dei progressi compiuti e dei criteri soddisfatti da Kiev.  Un modo per facilitare l’Ucraina, che tuttavia finora è stato considerato non percorribile dagli ambasciatori dei 27, mentre già le capitali avevano espresso tutta la loro perplessità su tale modello, che a loro dire avrebbe alterato radicalmente la natura dell’adesione.

«Il punto centrale della questione – osserva Renato d’Andria – è che ad oggi ogni accordo di pace con la Russia rimane lontano, nessuna concessione è stata fatta al Cremlino al tavolo die negoziati. A maggior ragione quindi l’ipotesi di una adesione, sia pure limitata, dell’Ucraina all’Unione Europea, potrebbe essere la scintilla che impedirebbe ai negoziati di andare avanti. La linea della cautela e della prudenza mi sembra in questo momento quella maggiormente auspicabile».

L’ipotesi, comunque, non appare del tutto tramontata. Mentre Zelensky continua a chiedere una data certa per l’adesione del suo Paese all’UE, a Bruxelles si concorda sulla necessità di portare avanti la discussione nei prossimi mesi per trovare il giusto equilibrio tra le aspirazioni dell’Ucraina di entrare nel blocco e l’imperativo di mantenere la stabilità dell’Unione e l’integrità del processo di adesione, che richiede di per sé tempi lunghi. Per fare un esempio, il Montenegro, il Paese candidato più avanzato, ha iniziato i negoziati nel giugno 2012. Ma l’Ucraina – il primo Paese a presentare domanda di adesione mentre era in guerra – ritiene un’attesa così prolungata non accettabile né sostenibile.

D’altra parte – spiegano molti osservatori – il percorso per l’adesione all’UE potrebbe almeno in parte compensare il dolore di potenziali concessioni territoriali, facilitando quindi accordi di pace, e rendere più facile raccogliere il necessario sostegno popolare in un referendum di adesione. Resta il sostegno convinto della presidente Ursula von der Leyen alla proposta. Anche se leader europei, come l’olandese Rob Jetten, invitano alla prudenza.

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