
«I partiti ci fanno schifo, così come la democrazia liberale che difendono, e quindi eccoci di nuovo presenti». Con queste parole un gruppo di studenti universitari ha cercato di impedire a Carlo Calenda di tenere il suo intervento previsto all’Università ca’ Foscari di Venezia.
«Data la poca importanza di Calenda nel mondo, e vista la tristezza di chi fa parte di Azione, non volevamo perdere troppo tempo a contestare sta gente», si legge nel post pubblicato dal Collettivo Sumud. Poi, appunto, ci hanno ripensato e sono scesi in campo, perché «in un momento in cui la democrazia liberale svela il proprio volto, fatto di bombe sganciate sulla popolazione iraniana da quei fari di democrazia che sono gli Usa e Israele (e tutta quella cricca che sguazza negli Epstein files), ci sembra assurdo vedere partiti che provano ad entrare in università».
Il collettivo si è scagliato anche contro l’associazione studentesca Futura: «Se la guerra è il presente, guerra alla guerra, guerra al futuro, ma anche a Futura», è infatti la conclusione del post . Ma proprio da Futura arriva l’invito a moderare i toni: «Un clima di questo genere contribuisce inevitabilmente ad alimentare la disincentivazione alla partecipazione alla vita pubblica. L’università è e deve restare un luogo di libertà, pluralismo e confronto, dove l’espressione di una posizione non dia luogo a minacce o tentativi di intimidazione».
Lo stesso Carlo Calenda in un post su X ha gettato acqua sul fuoco. «Non è necessario farne una questione, erano due ragazzi (di numero) che hanno sbagliato il cartellone, non gli funzionava il megafono, blateravano cose incomprensibili e quando li ho invitati a esprimersi in lingua italiana al microfono si sono dileguati. So’ ragazzi».





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