
Come ogni anno ieri, in occasione della giornata contro le mafie, che si celebra il 21 marzo, forze politiche di sinistra, compresa la Cgil, hanno cercato di “intestarsi” la battaglia contro la criminalità organizzata, sfilando in prima fila al corteo di Torino.

Ma non è certo facendosi fotografare o intervistare alla testa del corteo che si dimostra, nei fatti, di aver esercitato quel contrasto con le proprie azioni. Al contrario, certe parate a favor di telecamera ingenerano la sensazione che di buono si sia fatto poco o nulla, per onorare la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Ci sarebbe per esempio da domandarsi se e fino a che punto le istituzioni, i magistrati e gli altri esponenti delle forze politiche di opposizione presenti alla manifestazione abbiano operato, dalle rispettive posizioni, per contribuire efficacemente a debellare il fenomeno criminale. Domanda più che legittima dal momento che come ogni anno don Luigi Ciotti ha inteso ricordare, anche a nome di Libera, che la maggior parte delle vittime innocenti di mafia, ‘ndrangheta e camorra non ha avuto giustizia. Per la precisione, «nella giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti della violenza criminale mafiosa – ha detto don Ciotti – non dimentichiamo che l’80% di loro non conosce la verità».
Quanto ai politici del PD, di AVS e del M5S che sorreggevano striscioni, anche a loro andrebbero ricordate le severe parole del fondatore di Libera: «Bisogna essere cittadini non a intermittenza secondo i momenti delle emozioni, ma cittadini più responsabili». «Noi chiediamo alla politica – ha aggiunto – che faccia la propria parte, lo chiediamo alle istituzioni, ma anche noi come cittadini, associazioni, movimenti dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità».
Da autentici appassionati di democrazia, giustizia e libertà, noi socialdemocratici riteniamo che sarebbe stato più credibile e sobrio, per quelle forze politiche, un messaggio come quello rivolto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Perché il suo – così come il nostro – pensiero va anzitutto «a tutte le vittime innocenti e alle loro famiglie, che portano ogni giorno il peso di un dolore che riguarda l’intera Nazione». Va a «chi – ha scritto la premier – ha sacrificato la propria vita per proteggere quella altrui: donne e uomini, servitori dello Stato, imprenditori e cittadini che non hanno mai piegato la testa di fronte ai ricatti del crimine organizzato, e a quegli eroi silenziosi che ogni giorno lavorano incessantemente per difendere la legalità».
RENATO D’ANDRIA





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