
E’ stato l’autorevole Washington Post a riferire, nel fine settimana scorso, che il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó (nella foto), avrebbe condiviso regolarmente informazioni sensibili provenienti da riunioni dell’Unione europea con il suo omologo russo Sergei Lavrov. Szijjártó sarebbe stato in contatto costante con Lavrov durante gli incontri dell’Ue a Bruxelles, comunicando con lui anche durante le pause. Accuse gravissime, quelle rivolte a Szijjártó, dal momento che gli Stati membri dell’Unione sono vincolati al principio di leale cooperazione e i contenuti delle riunioni sono considerati riservati. Da qui la presa di posizione della Commissione Europea, che ieri ha invitato l’Ungheria a fare chiarezza. «Le notizie secondo cui il ministro degli Esteri ungherese avrebbe condiviso con il suo omologo russo discussioni a porte chiuse in sede di Consiglio sono molto preoccupanti – ha dichiarato un portavoce della Commissione europea – un rapporto di fiducia tra gli Stati membri e tra questi e le istituzioni è essenziale per il funzionamento dell’Ue. Ci aspettiamo che il governo ungherese fornisca chiarimenti».
Il governo ungherese ha respinto con decisione tali affermazioni, definendole una fake news. Ma queste rivelazioni arrivano in un momento di crescente tensione politica in Ungheria, in vista del voto per il rinnovo del Parlamento, previsto per il prossimo 12 aprile. Il partito Fidesz del primo ministro Viktor Orbán è sotto pressione per la forte avanzata del partito Tisza guidato dall’oppositore Péter Magyar, attualmente in testa nei sondaggi.
Resta comunque il fatto che esecutivo guidato da Orbán è tra i pochi in Europa a mantenere relazioni regolari con il Cremlino. Budapest continua inoltre a importare significative quantità di combustibili fossili dalla Russia, nonostante le richieste dell’Ue di ridurre la dipendenza energetica da Mosca. Altro elemento fattuale citato dai media americani è che Szijjártó ha visitato Mosca 16 volte dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022. L’ultima visita risale al 4 marzo, quando ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin al Cremlino. Si aggiunga che le rivelazioni del Washington Postgiungono pochi giorni dopo che Orbán ha mantenuto il veto in UE sul nuovo pacchetto di prestiti all’Ucraina.
Non si è fatta attendere, intanto, la reazione del primo ministro polacco Donald Tusk. «La notizia che gli uomini di Orbán informano Mosca sulle riunioni del Consiglio dell’Ue nei dettagli – ha scritto sui social – non dovrebbe sorprendere nessuno, nutriamo sospetti in tal senso da molto tempo».
Ma i maggiori benefici da questa rivelazione sembrerebbero essere quelli del competitor elettorale di Orbàn. Il leader dell’opposizione Péter Magyar ha dichiarato infatti che, qualora il suo partito Tisza vincesse le elezioni, verrebbe avviata un’indagine sulla vicenda. «Sulla base delle informazioni attuali, Péter Szijjártó sembra essere colluso con la Russia, tradendo così gli interessi ungheresi ed europei – ha dichiarato Magyar – e questo, se confermato, equivarrebbe a tradimento, con possibili conseguenze fino all’ergastolo».





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