
In Romania i Socialdemocratici (PSD) detengono saldamente la leadership tra le forze politiche. Il PSD è stato fondato da Ion Iliescu, primo presidente della Romania ad essere eletto democraticamente, nel 1990. Attualmente al governo della Romania, il PSD è in alleanza con PNL, il Partito Nazional Liberale, di area conservatrice, e con USR, un’alleanza politica liberale e progressista.
Le acque hanno cominciato ad agitarsi lunedì scorso nella Contea di Prahova, la seconda del Paese per importanza ed estensione, altra roccaforte dei Socialdemocratici rumeni. Il leader del PSD di Prahova, Bogdan Toader (nella foto) ha annunciato infatti che voterà per l’uscita del suo partito dalla maggioranza che governa il Paese.
«L’ho detto fin dall’inizio: il PSD non avrebbe dovuto entrare a far parte del governo insieme al PNL e all’USR. Non c’era e non c’è il momento per un’alleanza del genere, soprattutto considerando che questi partiti continuavano a considerare il PSD “il male assoluto”», ha spiegato Toader in un post su Facebook. «Non possiamo costruire nulla di solido in un clima di sfiducia e attacchi costanti – ha aggiunto – Inoltre, non possiamo andare avanti con il PNL e l’USR quando le loro decisioni si discostano dai reali bisogni della popolazione»
«È un momento che richiede chiarezza e responsabilità – ha poi concluso – e io scelgo di stare dalla parte dei cittadini, nel rispetto del loro lavoro, delle loro preoccupazioni e delle loro speranze. Perché, al di là di qualsiasi calcolo politico, le persone devono rimanere la priorità».
Ed è per questo che lunedì, durante la riunione del Politburo nazionale, i Socialdemocratici hanno stabilito che il 20 aprile si terrà una consultazione interna, durante la quale i membri decideranno se rimanere al governo con Ilie Bolojan o abbandonare l’esecutivo.
Dal canto suo il leader del PSD, Sorin Grindeanu, ha dichiarato che dopo la consultazione si adotteranno immediatamente misure politiche in base alla volontà dei membri del PSD, assicurando comunque che «non voteremo per un governo di minoranza e non formeremo un’alleanza con l’AUR».




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