
Mosca starebbe fornendo a Teheran, alleato di lunga data, droni e servizi di intelligence per aiutare a colpire i mezzi militari americani in Medio Oriente. Ma l’amministrazione del presidente Donald Trump ha ampiamente evitato di incolpare la Russia. E’ quanto ha dichiarato ieri l’Alta Rappresentante Kaja Kallas prima della riunione dei ministri degli Esteri del G7 ad Abbaye des Vaux de Cernay, in Francia. Ma – ha poi avvertito – non dobbiamo mai dimenticare l’Ucraina. Infatti, «l’intensità della guerra in Medio Oriente ha drasticamente modificato la domanda globale di armi e munizioni, che rischia di complicare l’accesso dell’Ucraina ai sistemi di difesa aerea necessari per respingere il fuoco russo in arrivo».
In una nuova intervista rilasciata a Reuters, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva affermato che l’amministrazione Trump ha subordinato le garanzie di sicurezza alla cessione a Mosca dell’intero Donbass. Non si è fatta attendere la risposta di Kallas, che ha messo in guardia gli Stati Uniti dal dare alla Russia qualcosa che non è riuscita a conquistare sul campo di battaglia. «Questo – ha detto – è chiaramente l’approccio sbagliato. Si tratta, ovviamente, del manuale russo di negoziazione, ed è la trappola in cui non dovremmo cadere».
Sostanzialmente, le guerre in Iran e in Ucraina sono «fortemente interconnesse» dalla Russia», ha avvertito Kallas, invitando gli Stati Uniti ad aumentare la pressione economica sul Cremlino, che beneficia dell’aumento dei prezzi del petrolio dovuto al conflitto.

Sulla situazione in Ucraina è intervenuta a Roma anche Oleksandra Matviichuk, avvocata per i diritti umani, che guida il Centro per le Libertà Civili di Kiev, insignito nel 2022 del premio Nobel per la pace insieme all’Ong russa Memorial, poi messa al bando dal regime di Putin. Partecipando in Campidoglio all’iniziativa “Se vuoi la pace, prepara l’Europa”, Matviichuk ha reso il quadro drammatico dei diritti umani nel suo Paese. «Ho parlato – ha detto – con centinaia di persone sopravvissute alla prigionia russa. Mi hanno raccontato di essere state picchiate, stuprate, sottoposte a scosse elettriche, mutilate, il vero pacifismo non ha nulla a che vedere con l’accondiscendenza verso l’aggressore. Questa guerra ha un carattere genocida».
Tremenda la condizione dei bambini. «Si parla pochissimo del milione e 600mila bambini ucraini che vivono sotto occupazione. È loro vietato di parlare ucraino. Devono studiare su libri russi, nei quali l’Ucraina non esiste come Stato. Vengono portati in campi sportivi e sanitari, dove indossano uniformi militari e imparano a usare le armi. La Russia sta formando una nuova generazione di soldati a partire da questi bambini ucraini. Perché andranno a uccidere e a morire in qualsiasi Paese in cui Mosca ordinerà loro di farlo».
Le durissime parole pronunciate da Kaja Kallas suonano dunque come un’accorata, ferma risposta alle richieste di Matviichuk. «Queste guerre in Iran e in Ucraina – ha concluso infatti Kallas nel suo intervento al G7 di ieri – sono molto legate tra loro. Quindi, se l’America vuole che la guerra in Medio Oriente cessi e che l’Iran smetta di attaccarla, deve anche fare pressione sulla Russia, in modo che non sia in grado di aiutarla».





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