Questa settimana eccoci in Inghilterra, dove fa discutere la lunga intervista del segretario socialdemocratico William Clouston (nella foto) al giornalista d’inchiesta Andrew Gold, ripresa da numerosi commentatori. Uno fra i più acuti è Martin Koss, che ne ripubblica sul suo Blog alcuni passaggi chiave, aggiungendo riflessioni di un certo valore politico.

Si parte dalla crisi abitativa che colpisce un po’ tutto il Regno Unito, fenomeno strettamente collegato all’immigrazione. Sul punto, Clouston mette in luce la semplice realtà matematica sottovalutata da molti leader: non si può risolvere una crisi abitativa costruendo nuove case, se allo stesso tempo si sta portando avanti un esperimento su vasta scala di migrazione di massa. Ovvero, l’accoglienza senza limiti di nuovi immigrati alimenta di per sé la crisi degli alloggi già esistente. «È una questione di aritmetica elementare – ha spiegato Clouston – se costruisci 200.000 case ma accogli 700.000 persone, la coda si allunga».

Ma la crescita incontrollata dell’immigrazione starebbe creando anche un problema d’identità culturale nel Paese. «Il problema – afferma Clouston – nasce quando si introducono grandi gruppi di persone assolutamente certe dei propri valori in una cultura pervasa dall’insicurezza». «Dobbiamo smettere di scusarci per la nostra esistenza – commenta Koss – e iniziare a dare valore al “collante”, che sia la fede, la bandiera o la famiglia, che impedisce a una comunità di disgregarsi».

Da qui una considerazione centrale in tutta l’intervista (che riguarda anche molte altre nazioni, Italia compresa). L’ostacolo maggiore per l’SDP guidato da Clouston è la visione secondo cui un voto per un piccolo partito sia un voto sprecato. Ma, se guardiamo all’Inghilterra e al duopolio che si alterna al governo, vediamo che «i Tory – obietta Koss – hanno passato anni a fingere di essere conservatori mentre assistevano a un’immigrazione record, e i Laburisti sembrano più interessati alle politiche identitarie che agli affitti dei lavoratori». Ecco perché, secondo il blogger ed opinionista indipendente Koss, «dobbiamo smettere di votare per il “male minore” e iniziare a votare per ciò in cui crediamo veramente».

Per Koss, Clouston offre un’alternativa diretta, onesta e basata sui fatti rispetto alla confusione centrista che ha governato per trent’anni. Ed è ora che torni un po’ di politica “seria”. «Dobbiamo concentrarci sulla verità piuttosto che su politiche da isola di fantasia – aggiunge – la strada per tornare indietro sarà difficile e richiederà veri sacrifici, ma l’alternativa è solo un ulteriore declino».

Il Partito Socialdemocratico (SDP), rifondato nel 2017 e guidato da William Clouston, si colloca al di fuori della tradizionale dicotomia destra-sinistra, combinando il sostegno a uno Stato forte con posizioni socialmente conservatrici in materia di cultura e confini. Ha presentato candidati alle elezioni locali e generali e sta ampliando il numero dei suoi iscritti.

Qualcuno lo ha definito un “partito rosso-blu” e il modello potrebbe essere tutto da seguire. Perché, come spiega bene Moss, il punto cardine del SPD è questo: «prendere la convinzione della sinistra in uno Stato forte e attivo che costruisce case e protegge i servizi pubblici, e abbinarla alla posizione della destra sul controllo delle frontiere e sulla fiducia culturale. L’idea è che queste due cose non siano contraddittorie. Anzi, si potrebbe sostenere che l’una dipenda dall’altra».

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