«Ci sono persone scomparse e non sappiamo dove si trovino. Sia donne che uomini, almeno 100 persone sono detenute nei centri di detenzione in Crimea senza alcun contatto con il mondo esterno. Ovvero, senza processo, senza indagine, senza accesso a un avvocato». E’ l’allarme lanciato da Viktoria Nesterenko, attivista per i diritti umani, volontaria e responsabile del progetto Zmina, in un’intervista a Ukrinform.  

I familiari dei detenuti, secondo Nesterenko, sono stati intimiditi e subiscono pressioni dall’Fsb affinché non raccontino nulla a nessuno. «Non sappiamo – aggiunge la volontaria – quale sia la situazione sul posto, quali siano le condizioni, se la persona sia ancora viva, in che condizioni si trovi, quale sia il suo stato di salute. Le autorità di occupazione russe in Crimea commettono numerose violazioni dei diritti umani».

I motivi della detenzione in Crimea sarebbero riconducibili ad accuse pretestuose, principalmente relative a spionaggio, tradimento, terrorismo ed estremismo. Ma non basta. «La politica di perseguimento penale dei cittadini ucraini sotto occupazione – rincara l’attivista –  si è intensificata. Se fino al 2022 i pubblici ministeri chiedevano, ad esempio, 7-10 anni di carcere, ora i tribunali infliggono da 10 a 20 anni per gli stessi reati. Se, ad esempio, Iryna Danylovych è stata condannata a sette anni di carcere, ora alle donne vengono inflitti 10 anni».

L’Ucraina intanto affronta le conseguenze di raid russi che la scorsa notte ha causato decine di feriti, tra cui bambini, in più parti del Paese: 524 droni e 22 missili di vario tipo, tra cui balistici e da crociera, hanno preso di mira principalmente la regione di Dnipro, come ha riportato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su Telegram. Danni rilevanti sono stati riscontrati anche a Odessa, Kherson e Zaporizhzhia, mentre in molte comunità di confine l’allarme non è ancora cessato. «I nostri servizi sono operativi», ha affermato Zelensky, aggiungendo che l’attacco a Dnipro sia durato oltre sei ore. 

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